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Numero: 96 - Aggiornato il: 7/9/2010 - E-mail | Redazione | Link


Il premier alla Knesset

di Andrea Gentilini del 8/02/2010

     Il sogno di Berlusconi riguardo alla politica mediorientale è stato espresso, forse difficile da esaudire. Lo stato di Israele dovrebbe essere accolto nell’Unione Europea e nelle sue vicende politiche, già di per sé intricate e piene di insidie. Che sia un sogno è ovvio ma probabilmente si deve cominciare ad avviare anche se sarà un percorso difficile e lungo.
 
     Nel suo discorso di fronte ai parlamentari israeliani, Berlusconi ha affrontato il nodo assai spinoso dei negoziati di pace in Medio Oriente, sottolineando di “sperare in una svolta” ed ha giudicato “giusta” la reazione israeliana ai missili di Hamas da Gaza durante l’operazione “Piombo Fuso” di un anno fa. Il governo israeliano era ogni giorno sotto il tiro dei missili di Hamas che arrivavano nei propri villaggi, senza lasciare un minimo di liberta di movimento.
 
     Di fronte alla Knesset Berlusconi ha parlato dell'Iran e del problema del nucleare degli ayatollah. Evidenziando che si sta vivendo una situazione che può aprirsi alla prospettiva di nuove catastrofi, l'intera Comunità internazionale deve decidersi a stabilire, con parole chiare, che non è accettabile l'armamento atomico a disposizione di uno Stato i cui leader hanno proclamato apertamente la volontà di distruggere Israele e gli stessi oppositori al regime. Il premier di fronte alla platea parlamentare ha sostenuto che non si possono ammettere cedimenti: occorre ricercare la più ampia intesa a livello internazionale per impedire e sconfiggere i disegni pericolosi del regime iraniano. E’ doveroso che ci sia un controllo multilaterale sugli sviluppi militari del programma nucleare iraniano, che preveda il ricorso a sanzioni efficaci.
 
     Durissimo è stato l’attacco da Teheran contro il premier al discorso ai deputati della Knesset, che ha esortato la comunità internazionale ad "aiutare e sostenere l'opposizione". Le parole di Berlusconi rappresentano "una aperta interferenza negli affari interni di un Paese indipendente", ha tuonato il portavoce della commissione Esteri del parlamento iraniano Kazem Jalali. "Sono dichiarazioni che non potranno aiutare a risolvere i problemi, ma al contrario li renderanno più complicati". Basti pensare che si è scomodata la tv degli ayatollah che con una nota pubblica ha parlato di “servigi resi ai padroni israeliani”. Probabilmente l’essere attaccato da un regime fanatico, violento e sanguinario come quello degli ayatollah, che reprime e opprime il suo stesso popolo, può essere accolto solo come un complimento un monito.
 
     Le reazioni dell'Iran dimostrano la debolezza di un regime al quale la Comunità internazionale molte volte ha sostenuto il bisogno di un negoziato serio per la trasparenza sulla attività nucleare oltre che sulla repressione dei manifestanti dell’onda verde. E’ sicuramente un bene, nel momento in cui ci fossero delle proposte serie, che l'Unione europea, gli Usa e i Paesi arabi moderati continuino a lavorare insieme per indicare all'Iran che l'unica strada percorribile è quella del dialogo, del negoziato e della rinuncia al programma nucleare per scopi militari.
 
     Di Iran e nucleare hanno parlato anche il vice presidente Usa Joe Biden con il presidente della Camera Fini a New York. Biden ha sottolineato "il bisogno di una forte cooperazione internazionale per evitare che l'Iran ottenga la capacità di possedere armi nucleari".
 
     Berlusconi ha incontrato anche il presidente dell'Anp Abu Mazen e, parlando del dolore provocato dalle guerre e dal sacrificio di tante vite, ha accostato la Shoah, cioè lo sterminio di sei milioni di ebrei, proprio alle sofferenze patite da Gaza. Paragone improprio, che se da una parte ha rasserenato i palestinesi e gli arabi in generale, dall'altra ha provocato da parte della stampa israeliana qualche irritazione, senza però intaccare il notevole esito della visita. Da un punto di vista squisitamente politico è tornato sui temi tanto cari alla precedente Amministrazione USA della “creazione di due Stati”.
 
     Probabilmente il discorso storico del premier alla Knesset non avrà effetti immediati, ma mostra alla Comunità Internazionale il desiderio dell’Italia di avere una voce nel difficile panorama medio orientale.

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