
Teatro. L’esordio di Ornella Muti
Va in scena “L’ebreo”, dramma di grande intensità ambientato nel ghetto di Roma degli anni '50
di Francesco Lauricella del 9/03/2010
Marcello Consalvi e la moglie Immacolata vivono in un lussuoso appartamento del ghetto di Roma. Conducono una vita piena di agi e di soddisfazioni, ma il destino incombe su di loro e potrebbe riportare a galla, dal passato, la minaccia di tornare agli stenti ed alle rinunce che sembrano tanto lontane.
I due, infatti, hanno origini umilissime, ma nel ’43, quando furono emanate le leggi razziali, accettano di fare da prestanome a un ricco ebreo che intesta loro tutti i beni per paura di perderli.
L’Ebreo è il proprietario del negozio di stoffe dove Marcello fa il ragioniere e Immacolata la sguattera. Il “padrone” viene deportato e la coppia si ritrova ricca. Fino a quando qualcuno, tredici anni dopo, bussa alla loro porta minacciando la loro fortuna.
I due decidono di non aprire la porta, di barricarsi in casa, in attesa di trovare una soluzione, ma mentre Marcello (l’ottimo Emilio Bonucci) si vede ormai rassegnato a restituire una fortuna che non ha mai sentito sua e tornare ai panni da commesso, con cui si sente più a suo agio. Immacolata vede con orrore la possibilità di tornare alla vita grama del passato. si sente braccata, è disposta a tutto pur di non rinunciare alla posizione che si è ritrovata ad avere, e che ritiene sua di diritto. Viene fuori il lato oscuro di questa donna (l’esordiente e bellissima Ornella Muti) avida, cinica e calcolatrice e il testo, che fino a quel momento ha toccato punte comiche vira decisamente verso il noir. Non mantiene certo i toni leggeri da “congiura degli innocenti”, perché di innocente in scena resta veramente poco: la meschinità prende decisamente il sopravvento. Intanto, qualcuno continua a bussare alla loro porta, una minaccia incombente, un rigurgito di coscienza alla Edgar Allan Poe in un crescendo ossessivo, che impone ai protagonisti scelte drastiche. Immacolata, con la sua bellezza fatale, convince il marito e strega l’ingenuo Tito (Pino Quartullo) a realizzare un piano orrendo. I colpi di scena, uno dopo l’altro, portano ad un finale grottesco e surreale.
Grazie a questo spettacolo Gianni Clementi, salutato da molti come l’esponente di punta del neorealismo teatrale italiano, si è aggiudicato il premio Siae – Agis – ETI. Dello spettacolo colpiscono soprattutto il dosato utilizzo del dialetto romano e il sapiente equilibrio fra tragedia e commedia, nel raccontare una delle pagine più cupe della storia italiana. La regia è di Enrico Maria Lamanna, che è riuscito a cucire perfettamente addosso all’esordiente Ornella Muti i panni della mefistofelica Immacolata.
L’interpretazione di Emilio Bonucci che interpreta il debole ed ingenuo marito è degna di nota, quella di Pino Quartullo che, a volte, può sembrare calcare troppo la mano, nel complesso risulta convincente.
Le date del tour teatrale: 12 Marzo a Guastalla (Re); 15 Marzo a Gorizia; 18 Marzo a Lamezia Terme(Cz); 19 Marzo a Tropea(Vv); 20 – 21 Marzo a Cosenza; 22 Marzo ad Altamura (Ba); 23 Marzo a Molfetta (Ba); 24 Marzo a Castellana Grotte (Ba); 10 Aprile a Monsumanno (Pt); 13 Aprile a Campione (Co); 14 Aprile a Tortona (Al); 15 Aprile a Voghera (Pv).


