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Numero: 98 - Aggiornato il: 7/9/2010 - E-mail | Redazione | Link


Democrazia o … burocrazia ?

di Antonio Tomassini del 9/03/2010

     Amarezza: ecco che cosa s' è provato nei momenti della polemica sui ritardi nella presentazione di certe liste di elettori candidati alle prossime elezioni regionali. Amarezza, perché? Perché è stata ribadita per l' ennesima volta la sensazione che si consideri la democrazia come una sorta di competizione sportiva, organizzata per dare in premio a chi la vince il diritto di comandare la convivenza umana.
 
     Si obietterà che è così e cioè che chi vince va a comandare. In realtà va a governare e non sempre con capacità e con soddisfazione. Si votano liste di nomi di uomini e donne portatori di tesi e impegni dei partiti politici che li propongono, al fine di avviare a soluzione i problemi della convivenza, problemi di un po' tutti i settori della società, segnatamene quelli di maggior portata e importanza. Il voto a quegli uomini è praticamente una scelta per una politica o politiche proposte dai rispettivi partiti per affrontare e tentare di risolverli. Si capisce facilmente come l'operazione della scelta sia regolamentata nei suoi vari momenti da norme e disposizioni di vario tipo, tutte comunque tese a garantire l'afflusso alle urne del maggior numero possibile di elettori rappresentanti di tutte le espressioni politiche, perché democrazia è appuntopartecipazione di tutta la comunità alle scelte che si propongono. Va da sé che regole di vario genere debbano essere osservate e che vi siano procedimenti burocratici specifici da seguire e tempi da rispettare per far certa la partecipazione massima, magari totale, degli elettori al voto.
 
     Può accadere che per ritardi nei tempi, per imperfezioni di vario genere, l'ammissione al voto di tutti gli aventi diritto subisca talora degli ostacoli o magari dei ritardi nei tempi, determinando conseguenze di vario genere tra le quali quella di lasciar estromessi dalla competizione elettorale uno o più gruppi con la conseguenza che la competizione stessa non sarebbe più rappresentativa nella giusta misura e quindi nemmeno più valida.
 
     Che fare, allora, quando ciò si verifica? Qualsiasi cosa si possa e voglia fare deve tendere ad impedire che l'operazione del voto venga a qualcuno impedita, perché è indispensabile la partecipazione globale ad essa di tutte le rappresentanze dei conviventi onde assicurare che tutticoncorrano a quella formazione della politica del paese che la Costituzione prevede e che è la sostanza dell’esercizio della democrazia.
 
     E' sembrato nelle settimane scorse che si volesse affermare che un'imperfezione burocratica potesse comportare l'esclusione dalla partecipazione alla formazione della politica generale d'uno o più gruppi ritardatari, cioè la loro esclusione dall'esercizio della democrazia. In sintesi: l'imperfezione burocratica avrebbe vinto la pratica della democrazia. Ci voleva poco a capire che a costo di ritardi e perdite di qualche genere in tempo e danaro, magari con reprimende per i trasgressori delle regole di varia natura, bisognava in ogni modo garantire la regolarità della campagna elettorale e del voto per tutti.
S'è tentato, invece, di approfittare dell'inconveniente per postulare l'esclusione dal voto di certe formazioni politiche, trasformando così (e accade troppo spesso) una competizione elettorale in una sorta di campionato sportivo.
 
     Molte considerazioni si possono legare a queste constatazioni e riguardano tutto il modo di concepire la competizione politica che non per niente vien definita addirittura una lotta espressa magari anche con episodi di violenza allorché si chiede agli elettori di scendere in piazza.
 
     E' tempo di cambiare molte cose e molte espressioni anche. E' tempo di fare democrazia sul serio, nella sostanza.

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